21 -November -2017 - 18:34

Gran bella serata al Jolly per "I baci mai dati", con Piera Degli Esposti

Entusiasti dell’onore riservatoci da Piera Degli Esposti, con invito e posti riservati in prima fila, noi di db management&production giovedì 16 settembre 2010 alle ore 22.30 abbiamo piacevolmente assistito alla proiezione della prima al cinema Jolly in Roma de “I baci mai dati”. Presenti, del nostro staff, l’amministratore ed il coordinatore. Piacevole serata, film accattivante, proponiamo al visitatore la nostra recensione della rappresentazione cinematografica della regista Roberta Torre, prossimamente in uscita:

“Premio Brian” della giuria alla 67° Mostra d’arte cinematografica di Venezia è andato al film “I baci mai dati” di Roberta Torre, con la mitica Piera Degli Esposti ed il sempre più impegnato Beppe Fiorello. Ma questo lavoro, presentato all’edizione 2010 della Biennale di Venezia, poteva ambire a risultati di gran lunga superiori. Fin da subito la sceneggiatura de “I baci mai dati” si presenta come un lungometraggio, che sembra possedere degli spunti d’interesse, che poi però non trasforma in veri momenti di cinema. Visivamente il film possiede una grande audacia nel mescolare, con irriverenza, realismo di fondo –con riferimento in particolar modo alle ferite sanguinanti della società contemporanea sempre più allo sbando- con momenti derivanti esplicitamente da un tipo di cinema stile Almodovar. Infatti, la Torre appare avere ben presente che tipo di estetica dare alla sua storia fatta di miracoli, adolescenti scettiche e famiglie disastrate. A non reggere, più che altro, è una sceneggiatura approssimativa, che suggerisce, lascia lontanamente intendere, ma non spiega cosa sta esattamente succedendo né alla storia, né alla vita interiore dei personaggi. È per questo che tutte le suggestioni, che il film poteva proporre, si perdono nella confusione narrativa e nel lento sviluppo della storia. Già il titolo “I baci mai dati”, tuttavia, suggerisce allo spettatore l’epilogo di una storia basata sulla menzogna come condizione psicofisica derivante dal disagio giovanile di quanti ereditano quello genitoriale. Non ci sono abbracci spontanei, baci, affettività nella vita della giovane Manuela (la protagonista), che vive tra litigi, tradimenti coniugali dei genitori, vuotezza e perversione della sorella, dedita all’uso di stupefacenti e al sesso irriverente e, per tanto, costruisce la storia dell’apparizione di una Madonna che non ha mai visto. La sempre più efficace Donatella Finocchiaro interpreta la figura di una madre sguaiata e cialtrona, che non esce mai dallo stereotipo e finisce con l’essere ella stessa la vittima della trama. Impeccabile l’interpretazione della straordinaria Piera Degli Esposti, nel ruolo di antitetica fattucchiera-coiffeuse ed icona dello scetticismo all’apparizione mariana. Dapprima riverita, poi abbandonata da quante delle sue adulatrici riconoscono maggiore efficacia nel contatto con “l’eletta di Maria”, che maggiori ascendenti può avere per la risoluzione dei singoli casi (uno più superficiale dell’altro: dalla vincita al lotto, alla sistemazione di una figlia per un lavoro in orario ridotto, fino a snaturare l’importanza dell’intercessione con la Madonna per il miracolo richiesto da una madre affinché il figlio sia convocato ad una trasmissione televisiva), Viola –Piera Degli Esposti- riconquista la sua scena, sul finale del film, vedendosi riconosciuti i poteri della cartomanzia per la lettura di un disegno che “l’eletta” non è stata in grado di decifrare. È proprio a questo punto della storia che si rafforza il potere della debolezza della società contemporanea, che ritorna sui suoi passi, abbandona il divino per inseguire il terreno. Un po’ marginale la partecipazione di Beppe Fiorello che, padre fallito e sopraffatto dalla moglie, perde la sua autorità e la determinazione necessaria per cambiare le sorti di una famiglia allo sfascio, che, per altro, è la sua famiglia. Concorre a degnamente rappresentare il degrado, la minuziosa proiezione di esso nel contesto urbanistico delle location. In questo modo, concretamente, il direttore della fotografia Fabio Zamarion rende efficacemente allo spettatore la rappresentazione figurativa di un disagio, che apparentemente è urbanistico, ma nella sostanza è sociale.
È questo il punto di fuga da cui origina la prospettiva di una trama che, scena dopo scena, comunque seduce lo spettatore.

db management&production vi invita a non perderlo.
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